Il figlio Seif: "Sono terroristi
ma ancora possiamo trattare"
Dalle tv arabe solo bugie, il mondo venga a vedere"
dal nostro inviato VINCENZO NIGROTRIPOLI - Forse è troppo tardi, forse servirà solo a prolungare l'agonia di un regime in disfacimento. Ma ieri notte, nel salone delle conferenze del Rixos, il figlio del capo ha dimostrato che la Libia ha un'alternativa. Che un altro leader forse sarebbe stato possibile. Saif Gheddafi ha governato per un'ora e mezza una conferenza stampa disperata di fronte alla stampa di mezzo mondo mentre il suo Paese e la dinastia creata da suo padre danzano sull'orlo dell'abisso.
Signor Gheddafi, lei sa che Stati Uniti, l'Europa, anche Cina e Russia si preparano a varare sanzioni contro il governo libico, contro suo padre, contro di voi?
«Noi abbiamo trattato per anni con le grandi potenze, sappiamo bene come lavorare col Consiglio di sicurezza, con America e Francia. Anche questi Paesi sono sotto influenza di questa grande campagna mediatica costruita contro la Libia. Io dicono solo una cosa: dovranno verificare cosa è successo per davvero in Libia, dovranno mandare una missione che elenchi i fatti, ristabilisca la verità, che racconti per davvero cosa è successo in questi giorni. Gli americani hanno grandi mezzi di intelligence, hanno i satelliti che possono raccontare cosa è successo per davvero in Libia. Venite, scoprirete la verità, perché vogliamo far sapere tutto».
E qual è la verità, lei contesta che siano avvenuti degli attacchi contro il popolo libico che si ribellava al governo?
«Noi libici conosciamo i fatti,
addolorati a funzionari, ambasciatori che hanno annunciato le loro dimissioni, che si sono allontanati dal governo libico».
Saif Gheddafi si riferisce ai pezzi da novanta della diplomazia libica, compresi Abderrahman Shalgam, ambasciatore all'Onu e poi Hafed Gaddur, l'ambasciatore in Italia.
«Non c'erano giornalisti in Libia, adesso ci siete voi», dice rivolgendosi a decine di inviati francesi, inglesi americani a cui ha aperto le porte: «Da domani girate ovunque, andate a vedere se è vero che i quartieri di Tripoli che dicono siano stati bombardati dalla nostra aviazione sono ancora in piedi o no. I nostri aerei hanno colpito depositi di munizioni e installazioni nel deserto. Nessuno ha mai ucciso o bombardato donne, bambini, civili».
Ma perché i media arabi, e prima di tutti due emittenti televisive molto popolari come Al Jazeera e Al Arabiya, avrebbero dovuto attaccarvi?
«Sono strumento di una grande cospirazione di Paesi arabi contro di noi, vi dirò presto chi. Non hanno capito che stanno favorendo la creazione di un Afghanistan in riva al Mediterraneo».
Ma lei non può negare che il Paese sia nel caos.
«È vero, c'è confusione nel Paese. Innanzitutto a Bengasi, poi nella zona di Misurata e Zawaya. Ma abbiamo di fronte terroristi, gruppi organizzati che a Bengasi hanno preso in ostaggio una città di un milione e mezzo di persone mentre loro saranno 10.000 o poco più. Ora stiamo cercando di trovare un accordo con questi terroristi. L'esercito ha deciso di non attaccarli per dare loro una chance per negoziare. Auspichiamo che si possa farlo pacificamente domani (oggi per chi legge ndr.)».
Lei ha minacciato di combattere fino all'ultimo uomo, una promessa di distruzione.
«Qui non possiamo non dirci le cose in faccia: il progetto di questa gente è la distruzione della Libia. Il popolo libico è unito con il suo leader. Questi terroristi non parlano di riforme, non parlano di costituzione, di politica. Si sono impossessati delle armi, hanno massacrato poliziotti. Hanno già creato un emirato islamico, frantumeranno la Libia. Domani vi daremo un video: vedrete i capi della rivolta di Bengasi che solo tre settimane fa parlavano con mio padre Muhammar Gheddafi, discutevano di politica e sapevano che presto sarebbero iniziate le riforme politiche».
Signor Gheddafi, questa è la partita finale per suo padre, per la famiglia Gheddafi?
«Questa non è la partita di una famiglia, qui stiamo parlando dell'unità di una nazione oppure della sua distruzione».
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