23 feb 2011

Libia, il difficile rientro degli italiani

Libia, il difficile rientro degli italiani

L'aeronautica militare invia un aereo e Alitalia garantisce due voli al giorno. Ma la vera difficoltà è raggiungere l'aeroporto di Tripoli. E molti accusano: "Il consolato ci ha lasciato soli". 150 connazionali bloccati nel Golfo della Sirte

23 febbraio, 2011
libia
Italiani rientrati dalla Libia

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Quattrocento gli italiani fino ad ora rimpatriati dalla Libia, grazie ai voli di linea e a due voli speciali organizzati martedì 22 febbraio dall'Alitalia. Altri connazionali dovrebbero poter tornare a casa, come annunciato da Frattini, grazie a un aereo dell'aeronautica militare che dovrebbe raggiungere Tripoli mercoledì 23. Il problema al momento, non è tanto decollare, quanto riuscire a raggiungere l'aeroporto di Tripoli.

Voli da Tripoli regolari - Alitalia da parte sua non sembra intenzionata a interrompere i suoi due voli quotidiani da e per la capitale Libica. Anzi, in accordo con il ministero degli Esteri la compagnia aerea ha deciso di rafforzare la sua capacità di trasporto (impiegando gli Airbus A321 da 200 posti anziché i più piccoli A320), per favorire il ritorno di un maggior numero di passeggeri dalla Libia. I biglietti sono regolarmente in vendita (anche online, il costo è di 415,15 euro), anche se da Alitalia spiegano che i voli su Roma registrano sempre tra i 10 e i 15 posti liberi. I voli verso Tripoli, invece, risultano quasi completamente vuoti. Nessuna corsia preferenziale per gli italiani, però. "Siamo una compagnia privata e siamo assoggettati alle regole internazionali. Non possiamo metterci a distinguere i passeggeri in base alla cittadinanza" spiegano da Alitalia." Regolari, anche se con gli orari ballerini, i voli delle altre due compagnie che volano dalla Libia all'Italia, Lybian Airlines e Afriqiyah Airways.

Italiani bloccati a Misurata - Ma il vero problema per molti è raggiungere la capitale libica. 150 italiani, tutti dipendenti della Tecnomontaggi di Brescia, risultano bloccati per esempio a Misurata, centro sul golfo della Sirte a 210 chilometri da Tripoli. La pista dell'aeroporto locale è inagibile, ricoperta di ghiaia, e la Farnesina sta ipotizzando di evacuare gli italiani via mare. Mara Foccoli, moglie del capocantiere della Tecnomontaggio racconta che ha"sentito Giorgio due volte stamattina, tramite Skype mi ha detto che sono rinchiusi nel campo Lisco, un compound della Lybian Iron Steel Company, vicino al porto commerciale di Misurata. Hanno sentito cannoneggiare intorno a loro e sono preoccupati perché sono completamente isolati. Mi ha detto: speriamo che qualcuno si accorga anche di noi. Non hanno alcun aggancio per evacuare".

"Lasciati soli dal consolato" - Anche per chi si trova a Tripoli non è chiaro se riuscirà a raggiungere l'aeroporto. Contattato martedì 22 febbraio via skype dal Corriere della Sera Giuseppe Ascani, direttore di un'azienda italiana che lavora in Libia, lamenta "l'unità di crisi della Farnesina è impossibile da contattare, l'ambasciata italiana a Tripoli non sa cosa fare, lamenta mancanza di personale e sostanzialmente ci dice di arrangiarci". Le strade di Tripoli, racconta Ascani, sono piene di cadaveri e il tragitto fino allo scalo aereo è particolarmente rischioso. "se mi sarà successo qualcosa durante il trasferimento dalla mia abitazione all'aeroporto, sarà ben chiaro di chi sarà stata la responsabilità" dice l'italiano. Situazione confermata in un'email di Luigi Paribelli al quotidiano milanese, in cui racconta di essere stato sostanzialmente abbandonato dal consolato: "Il nostro campo è stato identificato dall'ambasciata/consolato, come punto di raccolta della zona nel caso di evacuazioni e dotato dal consolato di radiotrasmittente. Nonostante le enormi difficoltà di comunicazione e l'aggravarsi della situazione, da tre giorni a questa parte ci è stato sempre confermato di procedere indipendentemente per il rientro in Italia, senza poter contare sul supporto logistico del consolato."

Possibili sanzioni - Una situazione che per gli italiani rischia di diventare ancora più difficile, se l'Europa dovesse decidere di applicare sanzioni contro il regime di Gheddafi. Jean-David Levitte, principale consigliere diplomatico del presidente francese Nicolas Sarkozy, ha proposto di "pensare a sanzioni a livello europeo, tra cui un divieto di viaggio e congelamenti di beni".

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