15 mar 2011

Libia, solo la Francia spinge per la no-fly zone

Libia, solo la Francia spinge per la no-fly zone

Il ministro degli esteri di Parigi cerca di persuadere i partner del G8. Intanto le truppe del Colonnello riprendeno i raid aerei contro le postazioni dei ribelli. Che accusano: "Senza copertura aerea non possiamo vincere"



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La Francia sta cercando di persuadere i partner del G8 a fare pressione perché il Consiglio di Sicurezza dell'Onu imponga una no-fly zone sulla Libia, mentre la Russia e la Germania mostrano resistenze ai colloqui a Parigi. Mentre i ministri degli Esteri del G8 oggi si avviano a un secondo round di colloqui, il ministro degli Esteri francese Alain Juppé ha detto che altre nazioni si stanno dimostrando più caute di Parigi su una possibile azione per mettere fine al bagno di sangue in Libia. "Finora non li ho convinti", ha detto Juppé alla radio francese Europe 1, alla domanda sui tentativi francesi di trovare un accordo a Parigi sul sostegno alla no-fly zone. La Francia, assieme alla Gran Bretagna, ha guidato le richieste di imporre una no-fly zone per cercare di fermare l'avanzata delle truppe di Muammar Gheddafi.

Juppe ha detto che mentre la comunità internazionale perde tempo, le forze di Gheddafi avanzano: "Se avessimo usato la forza militare la settimana scorsa,  forse il capovolgimento a sfavore dell'opposizione non ci sarebbe stato". Il presidente francese Nicolas Sarkozy vuole mostrare la sua leadership in Libia per cercare di recuperare l'immagine della Francia in politica estera, offuscata da una serie di errori in occasione della rivolta in Tunisia l'anno scorso. Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha discusso la richiesta avanzata dalla Lega Araba di una no-fly zone, ma non si è trovato il consenso tra i 15 membri. Ieri, dopo una cena del G8 a Parigi, il ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle ha dato voce allo scetticismo sulla no-fly zone, dicendo ai giornalisti che equivale a un intervento militare.

Le forze fedeli al regime di Muammar Gheddafi, intanto, hanno lanciato almeno altri quattro raid aerei contro Agedabia, la strategica città della Cirenaica che costituisce l'estrema difesa lungo la direttrice che conduce a Bengasi, la 'capitale' dell'insurrezione: lo ha reso noto l'emittente televisiva pan-araba Al-Jazira, secondo il cui inviato sul posto sarebbero stati colpiti anche un imprecisato numero di veicoli civili, i cui passeggeri sarebbero rimasti uccisi. Agedabia era già stata sottoposta a massicci bombardamenti non solo da terra, ma pure dal cielo.

Gli insoriti invece sostengono che Brega, il centro petrolifero nella Liba orientale la cui conquista era stata rivendicata dal regime di Gheddafi, "in questo momento non è in mano a nessuno". La battaglia tra forze governative e ribelli anti-Gheddafi "si concentra ancora lì": lo ha detto all'ANSA una fonte del media center di Bengasi della "Rivoluzione del 17 febbraio". "Il regime non ha abbastanza uomini per arrivare a Bengasi, e i suoi aerei non sono in grado di bombardare la città", distante piu' di 1.000 km da Tripoli, ha ribadito la fonte. "Le truppe di Gheddafi ci hanno messo due settimane per riprendere Ras Lanuf e non è sicuro che abbiano preso Brega. Stanno evitando il confronto sul terreno. Se avessimo la copertura aerea della "no fly zone" - ha aggiunto - potremmo anche avanzare di nuovo". Ora - ha concluso la fonte - la cosa più importante è la nostra organizzazione militare".

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