L'ultima minaccia di Gheddafi: "A morte chi protesta"
Il Colonnello arringa la folla in piazza Verde: "Vinceremo come contro il colonialismo italiano". I ribelli avrebbero già conquistato l'aeroporto della capitale e starebbero marciando a migliaia per le strade.
25 febbraio, 2011
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inaspettatamente Muammar Gheddafi è riapparso in pubblico (GUARDA IL VIDEO). Il
colonnello ha arringato una folla di sostenitori in piazza Verde di Tripoli esortandoli a prepararsi a combattere per difendere la Libia e le sue risorse petrolifere. Per questo il
leader libico ha annunciato che saranno aperti i depositi di armi che saranno a disposizione del popolo. Gheddafi parlava dall'alto della piazza Verde, da una sorta di fortino, inneggiando: "Il popolo mi ama". Il Colonnello ha promesso che "combatteremo i nemici se loro lo vorranno" perché "siamo pronti a trionfare sul nemico"
La battaglia di Tripoli - Intanto però tutto sembra prepararsi per l'ultima battaglia per il controllo della capitale libica. Sono infatti iniziati gli scontri a fuoco a Tripoli; le forze di Gheddafi hanno sparato sui manifestanti, provocando morti e feriti. Secondo la tv Al Jazira, però, il Colonnello controlla soltanto la residenza-caserma di Bab Al-Azizia, mentre i ribelli hanno preso l'aeroporto internazionale di Maatiqa. A quanto si apprende le milizie anti-governative hanno conquistato la città costiera Misurata, situata a meno di 200 km dalla capitale, dopo aver respinto una "violenta" controffensiva. Testimoni hanno riferito poi della presa di Brega, importante porto industriale del Mediterraneo nel Golfo della Sirte. Il Pam teme che si interrompa la catena di distribuzione degli alimenti, già "al collasso".
Ambasciatori a Roma, Parigi e Londra lasciano Gheddafi - Intanto il regime di Muammar Gheddafi perde l'appoggio di alcuni dei più importanti ambasciatori in Europa (Italia compresa). In un documento congiunto anticipato, Hafed Gaddur (ambasciatore in Italia), Abdurrahman Shalgam (all'Onu), Omar Jelban (in Gran Bretagna), Salah Zarem (in Francia), Al-Egieli Al Breni (in Spagna), Gamal Barq (in Germania) e i loro colleghi in Grecia e a Malta si appellano al popolo libico "in lotta": "Popolo nostro - si legge nel documento - in questi momenti noi siamo con te, noi non ti abbandoneremo e ci impegneremo al massimo per servirti" come "soldati leali al servizio dell'unità nazionale, della libertà e della sicurezza" della Libia. "Noi rimarremo al nostro posto per servire il nostro popolo nei Paesi in cui siamo, nei quali rappresentiamo il popolo libico. Dio abbia misericordia dei martiri del popolo libico", concludono gli ambasciatori.
Su Twitter - Si moltiplicano su Twitter le cronache delle rivolte di Tripoli e gli slogan degli insorti contro Gheddafi. "Oggi Tripoli è la Libia e la Libia oggi sarà libera", scrive sul microblogging il Libyan Youth Movement che segue da dentro e fuori il Paese gli sviluppi della rivolta. Mentre, secondo un altro testimone, oltre all'aeroporto della capitale, anche l'area di "Suk al-Juma è ormai fuori dal controllo del regime".
Commenti e testimonianze prese dalla rete non son verificabili, ma secondo quanto si legge sul sito di microblogging sarebbero in "50mila che insieme ai militari dalla zona di Tajoura al centro di Tripoli", dove la situazione "è molto critica, con un alto numero di feriti e cure mediche non sufficienti". Tripoli oggi "ha bisogno di aiuto", scrive ancora il gruppo Libyan Movement che, in occasione della protesta, ha anche aperto un sito online ad hoc per raccogliere testimonianze e video dai luoghi degli scontri.
Sito Debkafile: "Consulenti militari occidentali in Cirenaica" - Secondo il sito israeliano Debkafile, sarebbero già centinaia i consulenti militari USA, britannici e francesi, inclusi agenti dei servizi segreti, che avrebbero raggiunto la Cirenaica per aiutare i rivoltosi. I consulenti, secondo quanto afferma Debka, sarebbero sbarcati a Bengasi e Tobruk per una missione dal triplice scopo: aiutare i comitati rivoluzionari a stabilire infrastrutture governative; organizzare i rivoltosi in unità paramilitari, addestrandoli all'uso delle armi; preparare l'arrivo di altre unità militari, forse egiziane. Se la notizia fosse confermata, si tratterebbe del primo intervento militare effettuato da Stati Uniti e Europa dallo scoppio delle rivoluzioni maghrebine. Fonti militari citate da Debka affermano, inoltre, che molti comandanti delle Forze aeree di Muammar Gheddafi si sono ammutinati. Il Colonnello, dunque, non sarebbe più in grado far affidamento su quello che viene considerato uno dei pilastri-chiave per la repressione della rivolta.
Uno dei figli di Gheddafi si unisce alla rivolta - Intanto, secondo quanto riferiscono alcune agenzie iraniane, il più giovane dei figli di Muammar Gaddafi, Saif al-Arab, si è unito alla rivolta contro il regime guidato dal padre da 42 anni. L'agenzia di stampa Irna precisa che Saif al-Arab era stato inviato dal Colonnello ad aiutare le forze di sicurezza a reprimere i manifestanti pro-democrazia nell'est della Libia, ma una volta giunto a Bengasi si sarebbe unito ai rivoltosi.
Intanto Saif al Islam, il secondogenito di Muammar Gheddafi, ha detto che "il piano A è di vivere e morire in Libia, il piano B è di vivere e morire in Libia, il piano C è di vivere e morire in Libia". Saif ha anche assicurato che non distruggerà le risorse petrolifere del Paese, promessa fatta anche dai ribelli.
E il governo aumenta i salari per placare le proteste - Il governo libico, che tenta disperatamente di aggrapparsi al potere e fronteggiare la rivolta popolare, ha deciso nel frattempo, di aumentare i salari, concedere aiuti alimentari e assegni famigliari. Lo ha annunciato la televisione di Stato. Ogni famiglia - ha precisato l'emittente - riceverà 500 dinari libici (290 euro), per fronteggiare l'aumento dei prezzi del cibo e gli stipendi di alcune categorie del settore pubblico aumenteranno del 150%.
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