27 feb 2011

Obama a Gheddafi: lasci subito la Libia Saif al Islam: guerra civile? E' possibile

Obama a Gheddafi: lasci subito la Libia
Saif al Islam: guerra civile? E' possibile


La Francia interrompe i rapporti diplomatici. Italiani bloccati e senza viveri. Berlusconi: il colonnello non controlla più il Paese

ROMA - La situazione a Tripoli è relativamente calma dopo i violenti scontri di ieri e la manifestazione a sostegno di Gheddafi il quale, secondo Silvio Berlusconi, non controllerebbe più la situazione nel Paese. Per oggi si attende una decisione del consiglio di sicurezza dell'Onu sulle sanzioni da imporre alla Libia, dopo che il colonnello è riapparso ieri pronunciando un altro rabbioso discorso dalla piazza Verde, incitando a reprimere gli oppositori. Sebbene procedano le operazioni di evacuazione e rimpatrio, migliaia di stranieri rimangono però all'aeroporto di Tripoli. Il flusso è invece continuo alla frontiera con la Tunisia dove a migliaia di tunisini ed egiziani continuano a superare il confine.

La Francia ha interrotto le sue relazioni diplomatiche con il governo del colonnello Gheddafi. Lo ha annunciato il ministero degli Esteri francese, aggiungendo che il personale dell'ambasciata francese a Tripoli è stato evacuato.

«Gheddafi lasci subito il Paese». Lo afferma il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che nell'ambito dei suoi contatti internazionali sulla crisi libica, ha chiamato la cancelliera tedesca Angela Merkel. Lo rende noto una nota della Casa Bianca. Il presidente americano, informa la Casa Bianca «ha ribadito che quando un leader sta al potere con l'unico scopo di usare violenza generalizzata contro il suo popolo ha perso ogni legittimità di governo. E per il bene del suo Paese è necessario che lasci subito il potere».

Gli italiani rimasti bloccati ad Amal, in Libia, e rimasti ormai a secco di viveri, si stanno dirigendo in parte via terra verso il porto di Al Byraukah, dove verranno prelevati dalla nave della Marina militare Mimbelli, e in parte verso un'altra località a circa 50 chilometri da Amal, dove dovrebbero essere presi a bordo da aerei di altri Paesi. Il Comando operativo di vertice Interforze (COI), la struttura della Difesa che gestisce tutte le operazioni fuori area, rende noto di aver «esperito tutti i tentativi possibili per far atterrare un aereo C-130 dell'Aeronautica militare in Libia, ad Amal. Ma, avendo ricevuto un totale rifiuto ad autorizzarne l'atterraggio da parte delle autorità locali e avendo percepito una reale situazione di rischio, il Coi ha proceduto ad inviare immediatamente la nave Mimbelli verso il porto di Al-Byraukah ove il personale italiano e quello di altri paesi è atteso in afflusso via terra». «Risulta altresì - sottolinea lo Stato maggiore della Difesa - che alcuni cittadini italiani si siano spostati in una località a circa 50 chilometri di distanza da Amal ove sarebbero atterrati aerei di altri paesi». «L'operazione - viene precisato - è tutt'ora in corso. Il Coi è in costante contatto con l'Unità di Crisi del Ministero degli Esteri».

Nella notte sporadici colpi di armi da fuoco, mentre stamani le strade della capitale sono semideserte. Residenti affermano che il regime sta armando civili per partecipare reprimere agli oppositori. Alcuni testimoni hanno riferito che almeno sette persone hanno perso la vita ieri a Tripoli quando le forze di sicurezza hanno sparato sui dimostranti. Un altro testimone ha detto per telefono alla Cnn che uomini armati e in borghese hanno ucciso ieri i suoi due fratelli durante manifestazioni anti-governative. «Anche due miei vicini sono stati uccisi e i loro corpi prelevati dalla strada e portati via. Le persone ferite sono state rapite dagli ospedali e portate via, nessuna sa dove». Le autorità libiche hanno intanto deciso di trasferire i giornalisti stranieri, tra cui gli inviati italiani, dall'hotel Corinthia al Rixos, alla periferia sud della capitale.

Decine di persone sono rimaste ferite a Sabrata dopo che un battaglione fedele a Gheddafi ha aperto il fuoco contro la folla. Il battaglione al Khuwildi al Humaidi ha aperto il fuoco lungo una fascia costiera tra le città di Sabrata e Surman, secondo il sito di Quryna, giornale di proprietà del figlio di Gheddafi Saif al Islam.

La base aerea di Tobruk passa con i ribelli. Gli ufficiali della base aerea militare libica Gamal Abdel Nasser, che si trova 16 chilometri a sud di Tobruk, nel nord-est del paese, sono passati dalla parte dei rivoltosi. Lo ha annunciato un ufficiale della base militare intervistato da al-Arabiya. La base aerea ospita 60 caccia Mirage F1. Prima del 1970 era nota come base El-Adem.

«La rivolta in Libia apre tutte le opzioni, compresa la guerra civile - ha detto Saif al Islam Gheddafi, figlio del colonnello, in una intervista ad Al Arabiya - Non minaccio i libici, ma li avverto sui rischi dell'anarchia». Gheddafi jr ha parlato anche di complotto dei paesi arabi. Ieri il figlio di Gheddafi aveva detto che un accordo con i ribelli era possibile, aggiungendo che erano in corso contatti. Secondo Saif, i leader dei rivoltosi sono ormai «alla disperazione», ma, se si arriverà a un accordo, a nessuno sarà fatto del male. «Noi crediamo che in questo paese ci sia bisogno di riforme, molte riforme, siamo forti, siamo uniti, stiamo tutti lottando per il nostro paese, siamo tutti uniti contro le forze oscure, c'è un grande complotto contro il nostro paese, ci sono altri paesi dietro questa campagna. Nell'est del paese, vogliono introdurre il modello afghano in Libia, non è certo un segreto, Al Qaeda ha diffuso una dichiarazione di appoggio a questi gruppi. Abbiamo a che fare con dei terroristi, l'esercito ha deciso di non attaccarli e di dar loro l'opportunità di negoziare. Speriamo di poterlo fare in modo pacifico e lo faremo a partire da domani». Il giovane Gheddafi ha poi negato la presenza di mercenari africani e assicurato che «lo Stato riprenderà il controllo delle città nella parte orientale del Paese». Secondo Saif al Islam, a Bengasi e in altre città orientali il controllo sarebbe stato assunto dagl islamisti e la gente si lamenta del deterioramento delle condizioni di vita. «Alle ragazze viene impedito di girare per le strade - ha affermato - le scuole sono chiuse e tutto è bloccato dagli islamisti che hanno preso il controllo con la forza».

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha firmato una serie di sanzioni unilaterali contro la Libia, tra cui il congelamento dei beni di Muammar Gheddafi e dei suoi familiari. L'ordine esecutivo è in vigore immediatamente e consiste essenzialmente nel blocco dei beni di Gheddafi e di almeno quattro suoi familiari: Ayesha, generale dell'esercito nato nel 1976 o 1977; Khamis, nato nel 1980; Mutassim, consigliere per la sicurezza nazionale, nato intorno al 1975, e Saif Al-Islam, nato il 5 giugno 1972.

Tra le motivazioni citate da Obama per giustificare le sanzioni c'e il fatto che Gheddafi, il suo governo e i suoi stretti collaboratori hanno «preso misure estreme contro il popolo libico, tra cui l'uso di armi da guerra e mercenari per commettere violenza contro civili inermi». Obama scrive che «il governo di Gheddafi ha violato le norme internazionali, la decenza comune e deve essere considerato responsabile. Per tali ragioni queste sanzioni colpiscono il governo Gheddafi, mentre proteggono gli asset che appartengono al popolo libico».

Le sanzioni Onu. Attesa oggi, salvo sorprese dell'ultimo minuto, l'approvazione formale di prime sanzioni dell'Onu contro la Libia, che dovrebbero aprire la via ad un eventuale ricorso internazionale per crimini contro l'umanità.

«Sembra che effettivamente Gheddafi non controlli più la situazione in Libia - ha commentato Berlusconi - Se tutti siamo d'accordo possiamo mettere fine la bagno di sangue e sostenere il popolo libico. Sta cambiando lo scenario geopolitico e l'Italia ne è coinvolta. Nessuno ha potuto prevedere quello che è successo in Libia e quello che è accaduto qualche settimana prima in Tunisia e in Egitto, e nessuno potrà prevedere cosa avverrà». Il premier ha anche attaccato le «desolanti le polemiche provinciali delle opposizioni in Italia sulla Libia e i piccoli tentativi di attaccare il governo su politiche che sono state sempre fatte da molti decenni».

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